lunedì 23 maggio 2016

Il batterio mangia plastica per salvare i mari

Rifiuti di plastica in spiaggia

Una grande minaccia per il nostro ambiente è rappresentata dalla plastica. Infatti basti pensare che la maggior parte di oggetti di uso quotidiano, gli imballaggi e i contenitori dei prodotti, persino l’acqua che beviamo è contenuta all’interno della plastica e questo è un grave problema, soprattutto perché gran parte di essa viene dispersa nell’ecosistema, nei mari e negli Oceani, e il suo recupero è una missione difficile, dispendiosa e a sua volta inquinante.

Una soluzione geniale viene da due studentesse cinesi dell’Università della Pensylvania, che hanno sviluppato un batterio in grado di “mangiare” la plastica, ovvero degradarla in poco tempo, riducendo il rischio ambientale.
Il batterio dissolve la plastica e la trasforma in anidride carbonica e acqua, il procedimento comprende anche un solvente in grado di depolarizzare e scorporare i composti degradabili. Separando gli elementi, questi sono aggredibili singolarmente e quindi più facili da smaltire.

Questa innovazione potrebbe aiutare a ripulire gli oceani, direttamente in loco, ovvero in acqua, senza dispendiose operazioni di raccolta di questo materiale per poi smaltirlo a terra.
Il progetto infatti prevede anche l'installazione di una piattaforma con un serbatoio che una volta attirati i rifiuti plastici a bordo sarebbe in grado di degradarla nel giro di 24 ore.



Le ragazze hanno già ottenuto numerosi premi,  tra cui il Wharton Social Impact Prize, il Gloeckner Undergraduate Award, il Michelson People’s Choice Award e il premio della commissione per il miglior “Wow Factor”, oltre ai 30mila dollari del Perlman Grand Prize e il Wharton Business Plan Competition per il 2016.

E cosa ancora più importante hanno fondato un’azienda la BioCollection, per sperimentare già questa estate, forse proprio in Cina, il loro paese di origine, questa loro innovazione. La commercializzazione di questa sostanza per la degradazione della plastica secondo le loro previsioni potrebbe avvenire nel giro di due anni.

Noi possiamo già fare molto per proteggere gli oceani e l’ecosistema da questa minaccia, ad esempio: evitare al massimo l’uso di plastica come imballaggi, contenitori usa e getta e sacchetti non biodegradabili, e soprattutto smaltirli in maniera corretta tramite la raccolta differenziata, e in spiaggia o in nave, radunare tutti i rifiuti in involucri ben chiusi in modo da evitare la loro dispersione incontrollata.

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